LA STORIA I - 1986-1997

1Gli inizi

2I personaggi

3Il nome, gli eventi e il simbolo

4Allenatori presidenti e altro


LA STORIA II - 1997-oggi

5Presidenti e nuovi personaggi

6I nuovi arrivi

7Gli allenatori

LA NOSTRA STORIA

A cura di Stefano Spagnuolo

PARTE 2. (1997-OGGI) - PRESIDENTI E NUOVI PERSONAGGI

Rileggo la prima parte della storia dei Clorolesi, un file sepolto nell'hard-disk ormai da quasi 10 anni (sì, siamo invecchiati in due: io ed il mio compiutter). L'occasione nasce alla volontà di soddisfare la richiesta di aggiornare la precedente cronistoria in occasione dei venti anni della squadra. Da dove è opportuno cominciare? Ci ho pensato un po' e la risposta è venuta rileggendo il precedente scritto: parliamo delle persone.
Ricominciamo, ordunque.

I presidenti che si sono sono succeduti dopo il triennio di Ale, sono stati: Stefano Spagnuolo 1998-2001, Aldo Danelli 2001-04, Eugenio (Jugin) Redaelli 2005-07 e infine il venexian Germano Gasparini dal 2007. Si può notare come sia quasi una costante la durata di circa tre anni per gli ultimi incarichi.
Penso che non sia casuale: il primo anno si impara, si commette qualche sbaglio ma sorretti dall'entusiasmo si tira avanti, nonostante qualcuno ti faccia capire che non sei all'altezza. Poi il secondo anno hai imparato, dai il meglio di te, sai dire di no ai rompicogl.. e arrivi al terzo anno, in cui ti accorgi che se fai tutto bene e non sbagli niente hai fatto il tuo dovere, se qualcosa non è stato perfetto, subirai le critiche delle solite servette che sparlano, dimenticando che il President è uno che paga la quota come tutti. Arriva allora il momento in cui o sei stanco o la mogliettina ti reclama (per le future cure paterne, mio caso); inizi quindi a lanciare qualche messaggio al Direttivo per cercare il tuo erede: per fortuna, fino ad ora c'è sempre stato chi ha saputo degnamente raccogliere il testimone.

Di personaggi che hanno animato allenamenti, spogliatoi, gare e feste, per fortuna, ne sono sempre arrivati. Il primo che si impone in questi ultimi anni è sicuramente il Bosco. Il nome nemmeno lo so. Ma si sente sempre la sua voce ed il suo slogan del momento: Bosco c'è, buonnna.... E così via.
E pensare che quando arrivò in squadra con sua bella pancetta (ci credereste?), il suo ciuffone ricciolo pendente sulla fronte che lo faceva credere buttato giù dal carrozzone di Renato Zero ed il suo sguardo inquietante (quello è rimasto), mi dissi: questo qui non dura.
Questo pensiero, del valutare quanto sarebbe rimasto il neofita di turno, era per me presidente una discriminante fondamentale per "pesare" chi si iscriveva a settembre: "quanto rimarrà in squadra questo qui?"
Avendo poche borse, magliette e quanto della divisa sociale, volevo evitare di farla acquistare a chi sarebbe scomparso di lì a poco. Devo dire che avevo sviluppato un certo okkio clinico e per questo motivo impiegai oltre un anno a dargli la borsa, inventandomi sfacciatamente ogni volta una buona scusa.
Ma con il Bosco mi sbagliai clamorosamente; intanto era sempre presente e poi 'sta divisa la voleva davvero, come il mio nipotino vuole sempre andare a dormire con il mantello di Superman.
Ma ve l'immaginereste una Mina Vagante, un pranzo post gara, un dopo allenamento senza il Bosco che ci racconta una delle sue torride storie circa animatrici di villaggi, delle sue morose mordi e fuggi che non durano più di tre mesi, dei suoi due lavori, dei suoi tentativi di broccolare qualsiasi femmina gli capiti a tiro?
Nonostante ciò, il ragazzo, che quando era arrivato era una specie di pesce palla a mollo nella corsia due, è ora una voluminosa e muscolosa saetta nella quattro. Quando si dice la costanza. Ah, dimenticavo: tenta da tempo immemorabile di vincere lo Squalo d'Oro; allo scopo si organizza una propaganda fai-da-te per tempo, corrompe i colleghi aggiustando le macchine nel piazzale e forse piazza scarpe sottobanco alle ragazze della squadra.
Un giorno, caro Bosco, ce la farai, abbi fede.

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